Torre Castelluccia sorge in località Bosco Caggioni, sulla litoranea pulsanese sopraelevata e distaccata rispetto alla viabilità di servizio. Nominata per la prima volta nell’Atlantino del cartografo Mario Cartaro del 1613, la struttura ha una base quadrangolare, si sviluppa su due livelli ed è rivestita di conci squadrati di tufo fossilifero e spugnoso di colore giallo rossastro chiaro. Il fronte a monte nord-est mostra tre caditoie con rispettivi beccatelli, due dei quali sono dotati di archibugiere con il bordo a spatola.
Torre Castelluccia fa parte di un complesso e integrato sistema difensivo anti-corsaro voluto dal Viceregno spagnolo a partire dalla metà del Cinquecento e si pone a guardia di un tratto di costa ricco di insenature tra Torre Saturo, facente parte dell’abitato di Leporano, e la scomparsa Torre Rossa. Nel corso del tempo, alla torre è stata aggiunta una scala con un arco rampante per rendere più agevole l’accesso al piano superiore costituito da un’unica stanza voltata a botte e con camino.
Nel 1842, essa viene data in uso alla forza doganale e, successivamente, al Demanio nazionale e alla Marina Militare. Nel 1948 il fabbricato viene utilizzato come base per una ricerca archeologica che portò alla luce un insediamento databile tra l’Età del Bronzo e l’età del Ferro (XIII – X secolo a.C.). Attualmente, la torre presenta un forte degrado strutturale.